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Ultimo aggiornamento 03.05.2007

Informazioni turistiche > Palazzo Roccabruna - Casa dei prodotti trentini

Nel centro storico di Trento, a pochi passi da piazza del Duomo, si trova Palazzo Roccabruna, signorile edificio cinquecentesco interamente restaurato dalla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Trento.

La nobile residenza cittadina, che custodisce un patrimonio artistico raffinato e dall'alto valore storico, è ora diventata la “Casa dei prodotti trentini” e offre una cornice prestigiosa ed elegante alla presentazione di ciò che valorizza l'identità locale.

Qui, è possibile conoscere la tradizione agroalimentare del Trentino e approfondirne la cultura vitivinicola: il palazzo, infatti, ospita “Vinaria” e “Cantina storica”. La prima è una moderna enoteca che offre l'opportunità di scoprire i sentori più tipici dei vini, degli spumanti e delle grappe trentine; la seconda è una cantina dove sono conservate le etichette di eccellenza della produzione locale.

Palazzo Roccabruna è inoltre sede di rappresentanza e di valorizzazione di tutti gli aspetti che caratterizzano il territorio e ne favoriscono lo sviluppo secondo una logica di sistema che mette in relazione il mondo dell'agroalimentare, del turismo, dell'artigianato, dell'industria e della cultura.
Nelle ampie sale, impreziosite da stucchi e affreschi, sono ospitati eventi artistici, seminari di approfondimento, incontri a tema, mostre e degustazioni guidate, in base ad un ampio programma articolato che può contare su un sistema organizzativo consolidato.

Il fascino delle tradizioni trentine, l'attenzione dedicata ai settori economici e produttivi e la capacità divulgativa esercitata dalla struttura, che si avvale delle più avanzate tecnologie multimediali, fanno di Palazzo Roccabruna un punto di riferimento e un centro di interesse per consumatori, appassionati e operatori economici.

Per comprendere pienamente l’importanza di questa prestigiosa sede sarà utile citare alcune note storiche sulla famiglia e sul palazzo stesso.

La famiglia Roccabruna fu una delle più antiche famiglie nobili del Trentino; documentata nella linea di Fornace sin dal XII secolo con Gandolfino I, poi sempre presente nella storia locale fino al XVIII secolo.

L'origine del nome sembra sia da ricondurre ad uno scuro castello di pietre porfiriche esistito nel perginese a Sud-Est di Nogarè, dove ancor oggi uno spuntone roccioso chiamato localmente le Ròche ne conserva memoria. Solo nel 1189, tuttavia, compare per la prima volta il predicato de Roccabruna in un documento relativo ad un contenzioso fra il vescovo di Trento Corrado e i conti di Appiano, dove è citato uno Iacopino I de Roccabruna proprietario di beni in Caldaro.

Noti per le ingenti ricchezze e le numerose investiture, nel corso del Medioevo i Roccabruna si trasferirono dall'avito feudo nella città di Trento; qui alla metà del XIV secolo, come attestano vari documenti, la loro presenza è testimoniata in varie contrade.

Nel corso del Cinquecento il canonico Gerolamo II Roccabruna, animato da una decisa volontà di rifondare le fortune della casata indebolita da larga discendenza, provvide ad accentrare su di sé e sul fratello Giacomo IV varie proprietà e titoli.

In un'epoca che tendeva alla nobilitazione per architecturam, Gerolamo, procurò alla famiglia una sede prestigiosa, Palazzo Roccabruna, nato dall'accorpamento di unità abitative preesistenti del quartiere di Borgo Nuovo, acquisite in fasi successive tra il 1557 e il 1559, ristrutturate entro un complesso formale organico e conforme al gusto allora imperante.

Il compimento dell'opera dovrebbe collocarsi fra la data dell'ultima acquisizione e la fine del 1562.
L'intervento del Canonico ben s’inserì in quel processo di rinnovamento urbano maturato nel clima politico-culturale che preparò il Concilio di Trento, evento cruciale per la storia mondiale e prepotente impulso alla modernizzazione della città.

Palazzo Roccabruna offre un esempio elequente della dimensione e della portata di questa renovatio urbis. La sua facciata, di chiara impronta manieristica, risolve in un'armonica composizione, articolata sul portale, la diversa organizzazione delle masse laterali. Sul piano verticale la struttura è scandita da tre ordini di finestre incorniciate da pietra bianca e, nei primi due piani, lavorate a bugnato. Collegate da una fascia in pietra corrente a livello del davanzale, le aperture del piano nobile sono fornite di un'incorniciatura ad orecchie, che si ripete su quelle del mezzanino.

Anche lo stesso portale, elemento centrale nella composizione, è una realizzazione di notevole interesse: in un efficace bugnato a rilievo, esso non si presenta allineato al filo di costruzione, ma sensibilmente aggettante, fornendo così la base d'appoggio per l'elegante balcone con balaustra in pietra che lo sormonta.

Uno stemma Roccabruna con campo dello scudo alla torre, merlata alla ghibellina, campeggia sull'archivolto. A sovrastare il balcone, sullo stesso asse, spicca l'imponente stemma del cardinale Cristoforo Madruzzo; più in basso, sotto il mascherone, un cartiglio con il motto celebrativo “tu decus omne meum” (“in te è tutto il mio onore”), costituisce il riconoscente omaggio del committente del Palazzo Gerolamo II Roccabruna al potente protettore.

L'ingresso principale è fiancheggiato da panche di pietra e mostra sulla destra l'insegna personale del
canonico Gerolamo II: una torre merlata contornata dalle lettere H. R. C. T, Hieronimus Roccabruna
Canonicus Tridentinus.

Attraverso il portale in bugnato si accede ad un lungo androne. Diviso in due ambienti di larghezza diversa e leggermente disassati, nel primo tratto presenta un ampio avvolto in stucco, plasticamente risolto in un incrocio di membrature a rilievo con decorazioni ad ovuli, palmette e roselline. Nelle lunette laterali trovano spazio i busti di quattordici imperatori romani disposti nell'ordine cronologico di successione, da sinistra a destra, Giulio Cesare e a seguire tutti gli altri fino a Marco Ulpio Traiano.

Al piano nobile si apre quella che senza dubbio è la sala di maggior prestigio di Palazzo Roccabruna, la Sala del Conte di Luna così chiamata in onore dell'illustre ospite che vi soggiornò nelle ultime fasi del Concilio di Trento.

Ambasciatore e oratore del re di Spagna Filippo II presso il Concilio, il Conte di Luna, Claudio Fernandez de Quiñones, prese in affitto il Palazzo per cinquanta scudi al mese dal gennaio all'aprile 1563. Per l'incarico da lui svolto in città, il Conte di Luna fu sicuramente al centro della vita politico-religiosa dell'epoca e con lui lo fu anche Palazzo Roccabruna col suo splendido salone.

All'interno un complesso apparato decorativo riveste completamente pareti e soffitto. Nella fascia inferiore una decorazione ad encausto moltiplica ripetitivamente un modulo con l'impresa del canonico Gerolamo II: un sole giallo, tradizionalmente raffigurato con sembianza di volto umano, e un eliotropio fiorito con il motto Nec sorte movebor (“neppure la sorte avrà potere su di me”), composti all'interno di croci aritmicamente alternanti in cui il motto è espresso in forma enigmatica dalle lettere N, S, M poste sui fiori. Una banda gialla segna il margine della decorazione completata in basso da una fitta sequenza di nappe a suggerire un finto panneggio.

A chiudere le pareti un fregio continuo con un criptogramma intercalato da creature fantastiche, eliotropi e soli. Conferisce monumentalità alla sala un imponente caminetto rinascimentale, sorretto da pilastri a volute decorate a scaglia. Sopra di esso oggi campeggia uno stemma Sardagna risalente al XIX secolo, epoca in cui il Palazzo divenne loro proprietà. Ai lati, inserite in una cornice mutila, due figure femminili con ampio panneggio, reggono un ramo di eliotropio avvolto da un filatterio con il
motto Nec sorte movebor. Sulla cornice decorata in chiaroscuro, un ricciolo ospita un sole raggiante, elemento che completa l'iconografia dell'impresa canonicale. Più in alto, ad interrompere il fregio, un piccolo affresco mitologico: Perseo regge la testa mozza di Medusa sotto gli occhi delle Muse e dell'alato Pegaso.

Ricopre la sala un bellissimo soffitto ligneo a cassettoni ottagonali con fioroni a rilievo: ogni lacunare, con sfondo a mattoncino simile a quello dei pannelli laterali, reca un'articolata decorazione a grottesche in cui spiccano l'emblema dei Roccabruna e l'eliotropio dell'impresa canonicale.

Nella fascia superiore sono raffigurati ad affresco tredici pannelli rettangolari intercalati da cariatidi e incorniciati da ghirlande di foglie e frutta. Il centro di ogni riquadro, composto su una trama pennellata a mattoncini rilevati, contiene uno scudo con lo stemma di varie famiglie trentine imparentate con i Roccabruna. Attorno allo scudo vi sono grottesche con animali chimerici, figure teriomorfe e girali vegetali.
Oltre la parete a sera si apre la cappella gentilizia dedicata a San Gerolamo, protettore del Canonico.

Esterna al Palazzo e costruita a ponte sopra Vicolo Gaudenti, la cappella è oggi uno dei pochi oratori cittadini che conservano un completo e raffinato apparato pittorico della seconda metà del Cinquecento.
Le pareti illustrano nella parte superiore episodi della vita del Santo; in prossimità dell’ingresso, il motivo tradizionale dell'addomesticamento del leone, più in là, l'opera più famosa di Gerolamo, la traduzione della Bibbia e, più oltre ancora, l'episodio del sogno con l'accusa di trascurare le Sacre Scritture a favore dei classici.

Sulla parete opposta si notano altre scene rappresentanti interventi miracolosi. Nella fascia inferiore spicca il Canonico effigiato in atteggiamento devozionale all'interno di elementi architettonici e prospettici che suggeriscono un allargamento dello spazio sacro.

Secondo una tradizione ottocentesca, il ritratto di Gerolamo II di “bel sentimento della testa e vaghissimo colorito” sarebbe opera del Tiziano. Infine il soffitto settecentesco in stucco e il bel pavimento in maioliche smaltate coeve all'edificio accompagnano felicemente l'apparato decorativo della sala. Completano il piano nobile la Camera Verde e la Sala della Stella, con soffitti a stucco settecenteschi, dove, tra delicate volute di foglie, fiori e uccelli, ricorrono motivi tratti dal mondo della musica e da quello della guerra.

Alla morte del Canonico avvenuta il 13 giugno 1599, il Palazzo e il suo patrimonio vennero lasciati, per sua volontà, in fedecommesso perpetuo, alla famiglia, che ne rimase proprietaria fino al 17 agosto 1735 quando, morto l'ultimo dei Roccabruna, Giacomo VIII, questo passò ai nipoti, figli della sorella Anna Caterina e di Giacomo Gaudenti. Dopo una ventennale lite giudiziaria palazzo Roccabruna entrò definitivamente in possesso della famiglia Gaudenti, che dei Roccabruna assunse anche il cognome inquartandone lo stemma. E proprio i Gaudenti-Roccabruna, baroni del Sacro Romano Impero dal 1783, vendettero nel 1824 l'edificio a Tommaso Rungg privandolo, però, di alcuni quadri di rilievo tra cui i celebri ritratti dei Madruzzo opera del Tiziano e del Moroni. Nel 1835 a loro volta i Rungg vendettero il palazzo ai Sardagna di Hohenstein, che lo tennero, provvedendo a restaurarlo dai guasti della prima guerra mondiale, fino al 1935 quando lo cedettero a Giuseppe Prada.

Il palazzo rimase della famiglia Prada fino al 1988 quando, in pessimo stato di conservazione, fu nuovamente venduto. Dopo alcuni altri passaggi di proprietà, fu oggetto di un minuzioso intervento di recupero che ne reintegrò l'originale valore architettonico, fino a divenire, dal febbraio 2002, parte importante del patrimonio immobiliare della Camera di Commercio di Trento.
Fonte: Camera di Commercio I.A.A.di Trento: Roberto Giampiccolo e Paolo Milani.

www.palazzoroccabruna.it