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Comunicato stampa

Oggetto: Anna Banti, la scrittrice eccellente

Tipologia:Cultura e biblioteche

Data:10/09/2007

Il progetto Paradiso 2007, promosso dalla Biblioteca comunale in collaborazione con l'Assessorato alle Pari Opportunità della Provincia di Trento, propone giovedì 11 ottobre (ore 17.30, sala degli Affreschi) un nuovo incontro sulla letteratura femminile. Dopo gli appuntamenti dedicati all’opera di Elsa Morante e di Anna Maria Ortese, il percorso prosegue con l’incontro dedicato ad “Anna Banti, la scrittrice eccellente”. La presentazione, a cura di Grazia Livi, sarà arricchita come di consueto dalle letture, eseguite da Michela Embriaco, e dall’accompagnamento musicale dei violini di Carmen Lucia Matute e Andrea Marmolejo.

Grazia Livi, autrice e saggista, considera la figura della Banti tra gli esempi della donna nuova, che si pone come soggetto, che osa fondarsi unicamente su di sé e superare la distanza che l'aveva relegata in un ruolo troppo angusto. E’ proprio di Grazia Livi il significativo ritratto della Banti pubblicato in “Le lettere del mio nome” (1991).

ANNA BANTI
Anna Banti, pseudonimo di Lucia Lopresti, nacque a Firenze il 27 giugno 1895 da una famiglia di buona borghesia di origine calabrese. Incoraggiata agli studi umanistici dal padre Vincenzo, avvocato, durante gli anni del liceo Visconti a Roma conobbe Roberto Longhi, che sposerà nel 1924. Dopo la laurea in Lettere all'Università La Sapienza, Lucia esordì nel 1919 come critica d'arte.
Da una prosa di memoria passò in seguito al puro genere narrativo, unendo alla sua raffinatissima scrittura complesse situazioni psicologiche e privilegiando soprattutto l'analisi sociale della condizione femminile. La scrittrice scelse di utilizzare lo pseudonimo di Anna Banti nel 1937 in occasione della pubblicazione di Itinerario di Paolina, raccolta di prose autobiografiche recensita da Goffredo Bellonci sul “Giornale d'Italia” (13-6-1937): il nome apparteneva ad un’elegante signora, lontana parente della madre di Lucia, che lei aveva spesso incontrato da adolescente, rimanendone affascinata.
Fra i suoi romanzi più riusciti si ricorda soprattutto Artemisia (1947), che rievoca la vita della pittrice seicentesca Artemisia Gentileschi, narrando una vocazione artistica di donna in lotta con i pregiudizi del suo tempo; Donne Muoiono (1951) dove il racconto serve da pretesto per un'indagine sull'amicizia e sui segreti da mantenere; infine i racconti raccolti in Campi Elisi (1963), dove ritroviamo il grande tema che interessa principalmente la Banti, la solitudine della donna alla ricerca di una dignità nel mondo degli uomini, in una vicenda di proteste, umiliazioni, ribellioni, dolori.
Nel dopoguerra Anna Banti svolse un importante ruolo culturale, fondando nel 1950, insieme a Roberto Longhi, la rivista “Paragone”, di cui curò la sezione letteraria. Sulla rivista apparvero regolarmente i suoi interventi di critica letteraria e cinematografica (ma recensioni cinematografiche dette frequentemente anche all’ “Approdo letterario”), parte dei quali raccolti nel volume Opinioni (1961); mentre su quotidiani e settimanali veniva pubblicando articoli di costume.
Dalla metà degli anni Cinquanta la scrittrice ricevette altri numerosi e prestigiosi riconoscimenti critici: nel 1955 il premio Marzotto con Allarme sul lago, nel 1957 il premio Veillon per La monaca di Sciangai e altri racconti e nel 1967 il premio Asti d'appello per Noi, credevamo, romanzo storico di argomento risorgimentale, nel 1972 il premio Bagutta per Je vous écris d'un pays lontain, nel 1973 il premio D'Annunzio per La camicia bruciata, nel 1974 il premio il Ceppo, conferitole per il racconto Tela e cenere, poi nella raccolta Da un paese vicino (1975). Altri volumi importanti sono il romanzo Le mosche d’oro (1962), i racconti di Campi elisi (1963) e la biografia di Matilde Serao (1965).
Gli interessi verso la critica d'arte, sempre coltivati dalla Banti, sono testimoniati da numerosi saggi da lei pubblicati tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta: celebri sono gli studi monografici dedicati a Lorenzo Lotto, Fra Angelico, Diego Velázquez, Claude Monet e Giovanni da San Giovanni. Nel 1981 raccolse in volume, col titolo Quando anche le donne si misero a dipingere, una serie di ritratti di pittrici. Negli ultimi anni presiedette la Fondazione di Studi di Storia dell’arte Roberto Longhi. Profondamente interessata alla letteratura straniera, la Banti tradusse opere di importanti autori europei ed americani, tra i quali Jane Austen, Jack London, William Thackeray, Virginia Woolf, André Chastel e Colette.
Anna Banti morì il 2 settembre 1985, quattro anni dopo aver dato alle stampe il suo ultimo romanzo Un grido lacerante, estrema e autobiografica riflessione sulla sofferenza della condizione umana.

GRAZIA LIVI
Grazia Livi, fiorentina, ha pubblicato, fra l’altro, L’approdo invisibile, Da una stanza all’altra, Vincoli segreti, La finestra illuminata, Narrare è un destino. Tra i vari riconoscimenti ha vinto il Premio Viareggio per la Saggistica, nel 1991, per Le lettere del mio nome. Vive a Milano.
Il tema appassionante di Le lettere del mio nome , uno straordinario romanzo-saggio, è il percorso che segue l'evoluzione del pensiero della donna, il suo ingresso nella storia per la prima volta come soggetto. Si intrecciano due fili: uno storico, che passa in rassegna gli avvenimenti, e uno poetico, che narra la presa di coscienza. Il primo, muovendo da Simone de Beauvoir tocca i momenti essenziali della storia del femminismo negli ultimi cinquant'anni. Il secondo, attraverso la vita spesso esemplare e le opere di alcune grandi personalità, da Virginia Woolf a Colette, da Gertrude Stein a Ingeborg Bachmann, da Anna Bantì a Carla Lonzi, sottolinea l'intensità, la forza e la passione per la verità che le anima.

Trento, 9 ottobre 2007